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Visita pastorale di Sua Santità Giovanni Paolo II in Ucraina    
23-27 Giugno 2001    
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UCRAINA - KYIV - 24.06.2001. Palazzo della Filarmonica Nazionale - Foyer

Traduzione ufficiale
Illustri Rappresentanti del Consiglio Panucraino
delle Chiese e delle Organizzazioni Religiose!
1. Sono vivamente grato a coloro che hanno reso possibile l'odierno incontro, nel quale mi è data l'opportunità di conoscere più da vicino, nel corso di questa mia Visita, ciascuno di voi, rappresentanti delle diverse Chiese e Organizzazioni Religiose presenti in Ucraina. Rivolgo a tutti il mio cordiale e deferente saluto. Vi esprimo di cuore il mio apprezzamento per il servizio che il vostro Consiglio Panucraino rende alla salvaguardia e alla promozione dei valori spirituali e religiosi, indispensabili per l'edificazione di una società autenticamente libera e democratica. Il vostro benemerito Organismo contribuisce non poco a creare le condizioni per una sempre maggiore intesa tra gli appartenenti alle diverse Chiese e Organizzazioni religiose, nel rispetto reciproco e nella costante ricerca d'un dialogo sincero e proficuo. Né posso poi non menzionare il vostro lodevole sforzo a favore della pace fra gli uomini e i popoli.



24.06.2001 (20:11) // Religious Information Service of Ukraine

   2. La vostra esistenza e il vostro quotidiano lavoro testimoniano in maniera concreta quanto il fattore religioso sia parte essenziale dell'identità personale di ogni uomo, a qualsiasi razza, popolo o cultura appartenga. La religione, quando è praticata con cuore umile e sincero, reca un apporto specifico e insostituibile alla promozione di una società giusta e fraterna.

   Come potrebbe uno Stato che intenda essere realmente democratico prescindere dal rispetto pieno della libertà religiosa dei cittadini? Non vi è democrazia vera là dove viene calpestata una delle libertà fondamentali della persona. Anche l'Ucraina ha sperimentato, nel lungo e doloroso periodo delle dittature, i devastanti effetti dell'oppressione atea che mortifica l'uomo e l'assoggetta ad un regime di schiavitù. E' dinanzi a voi ora l'urgente sfida della ricostruzione sociale e morale della Nazione. Con la vostra attività voi siete chiamati a recare un essenziale contributo a quest'opera di rinnovamento sociale, dimostrando che solo in un clima di rispetto della libertà religiosa si è in grado di costruire una società a dimensione pienamente umana.

  

  3. Saluto in primo luogo voi, cari Fratelli uniti dalla comune fede nel Cristo morto e risorto. La violenta persecuzione comunista non è riuscita ad estirpare dall'animo del popolo ucraino l'anelito verso Cristo e il suo Vangelo, perché questa fede faceva parte della sua storia e della sua stessa vita. In effetti, quando si parla di libertà religiosa in questa vostra Terra, il pensiero corre spontaneamente ai gloriosi inizi del cristianesimo, che da oltre mille anni ne segna l'identità culturale e sociale. Fu con il Battesimo del principe Vladimiro e del popolo della Rus', nell'anno 988, che prese avvio sulle rive del Dniepr la presenza della fede e della vita cristiana. Da qui, poi, il Vangelo raggiunse i diversi popoli posti nella parte orientale del continente europeo. L'ho voluto ricordare nella Lettera apostolica Euntes in mundum, in occasione del millennio del Battesimo della Rus' di Kyiv, sottolineando come da tale evento si sia avviata una vasta irradiazione missionaria: "verso Occidente fino ai monti Carpazi, dalle sponde meridionali del Dniepr sino a Novgorod e dalle rive settentrionali del Volga... fino alle sponde dell'Oceano Pacifico ed oltre" (n. 4; cfr anche il Messaggio Magnum Baptismi donum, n. 1).

   In un'epoca in cui ancora c'era la piena comunione tra Roma e Costantinopoli, san Vladimiro, preceduto dall'esempio della Principessa Olga, si prodigò per la salvaguardia dell'identità spirituale del popolo, favorendo allo stesso tempo l'inserimento della Rus' nell'insieme delle altre Chiese. Il processo di inculturazione della fede, che ha segnato la storia di questi popoli fino ad oggi, si è sviluppato attraverso l'infaticabile opera dei missionari provenienti da Costantinopoli.

  

  4. Ucraina, Terra benedetta da Dio, il cristianesimo costituisce parte imprescindibile della tua identità civile, culturale e religiosa! Tu hai svolto e continui a svolgere un'importante missione all'interno della grande famiglia dei Popoli slavi e dell'Oriente europeo. Sappi trarre dalle comuni radici cristiane la linfa vitale, che continui ad irrorare nel terzo millennio i tralci delle tue Comunità ecclesiali.

   Cristiani d'Ucraina, vi aiuti Iddio a guardare insieme alle nobili origini della vostra Nazione. Vi aiuti a riscoprire insieme le salde ragioni d'un rispettoso e coraggioso cammino ecumenico, cammino di avvicinamento e di reciproca comprensione, grazie alla buona volontà di ciascuno. Sorga presto il giorno della ritrovata comunione di tutti i discepoli di Cristo, di quella comunione che il Signore ha ardentemente invocato prima del suo ritorno al Padre (cfr Gv 17, 20-21).

  

  5. Il mio saluto si volge ora a voi, Rappresentanti di altre Religioni e Organizzazione religiose, che operate in Ucraina in stretta collaborazione con i cristiani. E' questo un tratto tipico della vostra Terra che, per la sua particolare posizione e conformazione, costituisce un ponte naturale non soltanto tra l'Oriente e l'Occidente, ma anche fra i popoli che qui s'incontrano ormai da vari secoli. Sono popoli diversi per origine storica, tradizione culturale e credo religioso. Vorrei ricordare la consistente presenza degli Ebrei, che formano una comunità saldamente radicata nella società e nella cultura ucraina. Anch'essi hanno sofferto ingiustizie e persecuzioni per essere rimasti fedeli alla religione dei loro padri. Chi potrà dimenticare l'immane tributo di sangue da loro pagato al fanatismo di un'ideologia propugnatrice della superiorità di una razza rispetto alle altre? Proprio qui a Kyiv, nella località di Babyn Jar, durante l'occupazione nazista in pochi giorni furono uccise moltissime persone, tra le quali oltre 100.000 Ebrei. Fu uno dei crimini più efferati tra i molti che la storia del secolo scorso ha dovuto purtroppo registrare.

   Il ricordo di questo episodio di furia omicida sia di salutare monito per tutti. Di quali atrocità è capace l'uomo, quando si illude di poter fare a meno di Dio! La volontà di contrapporsi a Lui e di combattere ogni espressione religiosa si è manifestata prepotentemente anche nel totalitarismo ateo e comunista. Ne fanno memoria in questa città i monumenti alle vittime del Holodomor, agli uccisi di Bykivnia, ai morti nella guerra in Afghanistan, per non citarne che alcuni. Il ricordo di così dolorose esperienze aiuti l'odierna umanità, specie le giovani generazioni, a rigettare ogni forma di violenza e a crescere nel rispetto della dignità umana, salvaguardando i fondamentali diritti in essa radicati, non ultimo il diritto alla libertà religiosa.

  

  6. Vorrei unire al ricordo dell'eccidio degli Ebrei quello dei crimini perpetrati dal potere politico nei confronti della comunità musulmana presente in Ucraina. Penso, in particolare, ai Tartari deportati dalla Crimea nelle Repubbliche asiatiche dell'Unione Sovietica, che ora desiderano ritornare nella loro terra d'origine. Mi sia consentito, in proposito, esprimere l'auspicio che, mediante il dialogo aperto, paziente e leale, si possono trovare soluzioni adeguate, salvaguardando sempre il clima di sincera tolleranza e di fattiva collaborazione per il bene comune.

   In questa paziente opera di tutela dell'uomo e del vero bene sociale, i credenti hanno un peculiare ruolo da svolgere. Insieme possono offrire una chiara testimonianza della priorità dello spirito rispetto alle pur legittime necessità materiali. Insieme possono testimoniare che una visione del mondo fondata su Dio è garanzia anche del valore inalienabile dell'uomo. Tolto Dio dal mondo, nulla più vi resta di veramente umano. Senza guardare al cielo, la creatura smarrisce l'orizzonte del proprio cammino sulla terra. Alla base di ogni autentico umanesimo c'è sempre l'umile e fidente riconoscimento del primato di Dio.

  

  7. Cari Amici! Permettete che così vi saluti al termine di questo incontro familiare. A tutti voi, alle vostre Chiese e Organizzazioni religiose d'Ucraina rinnovo l'espressione della mia stima e del mio affetto. Grande è la vostra missione in questo storico inizio di millennio. Proseguite senza sosta nel ricercare insieme una crescente condivisione dei valori della religiosità nella libertà e della tolleranza nella giustizia. E' questo il più significativo apporto che voi possiate offrire al progresso integrale della società ucraina.

   Il Vescovo di Roma, che in questi giorni si fa pellegrino di speranza a Kyiv e Leopoli, abbraccia i credenti d'ogni città e villaggio dell'amata Terra ucraina. Egli assicura a voi e a tutti un ricordo orante, affinché l'Altissimo vi inondi della sua grazia. Iddio, Padre tenero e misericordioso, benedica voi qui presenti, le vostre Chiese e le vostre Organizzazioni religiose. Benedica e protegga l'amato Popolo ucraino. Oggi e sempre!

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