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Chiesa in Ucraina |
Lubomyr Husar
Husar risiedette presso il monastero Studita di Grottaferrata, nei pressi di Roma, fino al 1992, quando tornò a vivere in Ucraina. Il 17 ottobre 1996 fu nominato Vescovo Ausiliare del Cardinal Lubachivsky. Dopo la morte di Lubachivsky, il Sinodo dei Vescovi lo ha eletto come Arcivescovo Maggiore. E’ stato intronizzato il 28 gennaio 2001 e lo stesso giorno è stata data notizia della sua nomina cardinalizia da parte di Papa Giovanni Paolo II Di seguito il discorso pronunciato dal Card. Husar all’ Accademia Teologica di Lviv In esso parla del ruolo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina come parte della Chiesa Universale. Non un ponte, ma un mediatore Da un discorso del vescovo Lubomyr Husar in occasione dell’inizio del rettorato di p. Borys Gudziak all’Accademia Teologica di Lviv il 14.IX.2000. Si dice spesso che noi cattolici bizantini dovremmo essere un ponte tra Est ed Ovest, tra la cultura bizantina-slava e quella latina, tra le Chiese ortodosse e quelle cattoliche. Un ponte connette due rive, ma non ha la sua essenza, la sua esistenza. In se stesso, strettamente parlando, un ponte è solo un ponte, ma non è mai un terreno solido, e così, in qualche modo, è come se un ponte non fosse niente. Perciò penso che chiamare la Chiesa Greco-Cattolica Ucraina un ponte non sia sufficiente. Io vedo la nostra Chiesa come un mediatore. Un mediatore ha la sua identità. Un mediatore è qualcuno o qualcosa; è presente da entrambe le parti. E’ una posizione molto importante. Perché il mediatore non solo mette in connessione, ma può anche trasmettere il suo genere di vita. Noi ci troviamo al confine di due grandi culture cristiane: la bizantino-slava e la latina. A causa delle circostanze e dello sviluppo storico, partecipiamo di entrambe: abbiamo elementi chiari della cultura bizantino-slava – che è primaria e fondamentale per noi – ma anche abbiamo precise caratteristiche della cultura latina, occidentale. Dobbiamo praticamente ammettere che queste due grandi culture alle quali siamo uniti non conoscono praticamente niente l’una dell’altra; l’Occidente non conosce né capisce niente dell’Est, e viceversa. In questo contesto, la nostra Chiesa potrebbe aiutare queste due culture ad iniziare a comprendersi reciprocamente, se prendesse questo come suo scopo e facesse gli sforzi appropriati. Questo, penso, è dove sta la nostra grande forza e la nostra grande sfida.
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